Aspettando il voto delle bestie selvagge – i Cinque stelle

bestieselvagge

I colonizzatori Francesi dell’Africa Occidentale (Golfo di Guinea) tentarono un esperimento curioso : favorirono l’immigrazione di negri Brasiliani , discendenti di schiavi .

Il nobile obiettivo era di creare una classe dirigente cuscinetto fra colonizzatori e indigeni , che aiutasse questi ultimi , col loro esempio e modello di negri civilizzati , nel cammino verso la modernità

Ebbene , sapete cosa fecero i nipoti degli schiavi Brasiliani una volta rimpatriati nella homeland degli avi ?

Diventarono sì elite dirigente , ma per dedicarsi non già alle professioni artigianali , commerciali o burocratiche …. bensì alla ben più lucrativa tratta degli schiavi ! (fonte : Aspettando il voto delle bestie selvagge , Ahmadou Kourouma , e/o editore)

Ecco , io vedo i Cinque stelle come i negri Brasiliani : dovevano civilizzare il parlamento , ma invece si dedicano a salvaguardare antichi privilegi , in primis il privilegio principe : quello della poltrona (primum vivere – dicevano i latini)

La tanto sbandierata rivoluzione civile dei Cinque stelle si riduce alla vecchia equazione :

più eletti = più poltrone = più democrazia . Complimenti vivissimi per la nuova e originale filosofia di pensiero !

Peraltro , è la stessa cosa che pensano e auspicano tutti i cadregari , dalla Lega a Forza Italia (tanto al Banana che gliene frega ? – basta che alla fine si adeguino) , e i finto autonomisti meridionali (gruppo GAL) , l’eterna casta della sinistra radicale (SEL , Libertà & Giustizia) , i rimasugli del PSI , la UDC … insomma tutta la vecchia e sconcia partitocrazia del vecchio e sconcio arco costituzionale

Sentenza Ruby : la difesa di Ghedini … e quella di Coppi

banana

Ingenerose sono a mio parere le insinuazioni su una presunta carenza dell’azione processuale di Ghedini (7 anni) rispetto a quella di Coppi (assoluzione piena). Coppi ha detto che lui ha un altro stile rispetto al povero Ghedini.

Naturalmente una ipotesi di verità non ti viene mai servita su un bel piatto , ma te la devi cercare . La mia ipotesi di verità è questa :

Coppi ha impostato una difesa circoscritta , tecnica , penale , e su questo terreno ha vinto

Ghedini al contrario aveva un compito assai più arduo : doveva esporsi su una difesa che non fosse solo tecnica , ma caratterizzata da un quid in più di natura politico-morale

Ah , le cene eleganti , che eleganti non erano affatto (come risulta dalle intercettazioni delle prostitute coinvolte) . Ghedini dovette difendere non soltanto un imputato , ma anche una immagine , una icona politica .

In altre parole Ghedini aveva un compito improbo : doveva difendere l’INDIFENDIBILE . E su questo terreno ha perso

Per una Costituzione minimalista dei soli diritti

programmapolitico

Secondo me la Costituzione dovrebbe contenere SOLAMENTE i diritti della persona – singola o associata in comunità su base volontaria – nei confronti dell’Autorità statale centrale ovvero delle sue articolazioni periferiche

Tutto quanto invece attiene all’ orga- nizzazione/architettura costituzionale dello Stato (e delle sue articolazioni periferiche quali le Regioni , Provincie Comuni etc) NON deve essere materia di salvaguardia/rigidità costituzionale : anzi , ingessare una architettura costituzionale , permettendone la modificazione solo in virtù di laboriosi processi legislativi che coinvolgono maggioranze QUALIFICATE dei due terzi … cozza proprio contro il principio di democrazia !

Violazione del principio di democrazia che si traduce in una (ingiusta) ULTRA-EFFICACIA della volontà espressa dai padri costituenti sulla volontà delle generazioni future

Diverso invece il caso dei DIRITTI NATURALI E INVIOLABILI della persona – diritti che , in quanto appunto naturalmente afferenti la persona e la sua dignità – devono intendersi SOTTRATTI al principio di democrazia (altrimenti una maggioranza potrebbe lecitamente decidere di sterminare una minoranza) – e in quanto sottratti al principio di democrazia , ben meritano di essere “scolpiti” in una costituzione che ne rammenti l’esistenza

Valga un esempio su tutti : perché il bicameralismo (bicameralismo perfetto , fra l’altro) , deve essere scolpito in costituzione ? Che cosa ci azzecca con la tutela del cittadino verso il Potere sovrano dello Stato ?

Perchè per introdurre il monocameralismo (che significa meno costi e più efficienza) bisogna scavalcare l’ostacolo di una costituzione che richiede (anti-democraticamente) maggioranze qualificate e percorsi burocratici da paura … ?

In sostanza : io salverei una decina articoli – quelli che più riflettono i diritti naturali della persona.

http://it.wikipedia.org/wiki/Costituzione_della_Repubblica_italiana

La “rivoluzione” dei 5 stelle : più eletti = più democrazia

pecore

La stessa cosa che pensano tutti i cadregari dalla Lega a Forza Italia (tanto al Banana che gliene frega ? – basta che alla fine si adeguino) i finto autonomisti meridionali (grupp GAL) , l’eterna casta della sinistra radicale (SEL) , i rimasugli del PSI , la UDC … insomma tutta la partitocrazia del cd. arco costituzionale

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/17/legge-elettorale-m5s-incontra-pd-dopo-8-anni-di-porcellum-ora-le-preferenze/1063298/

Di Maio: “L’unica cosa su cui siamo contrari : Senato non elettivo”

La fine del Granducato di Toscana

L’Italia è un Paese , più che ingovernabile , direi irreformabile . Uno sguardo al passato puà aiutarci a comprendere quanto labili , evanescenti e , in ultima analisi isussistenti , fossero le vicende che portarono alla devoluzione di alcuni gloriosi Stati Pre-Unitari nel’alveo unitario

http://toscanastato.tumblr.com/post/88972289924/toscana-27-aprile-1859-fine-del-granducato-come

Toscana, 27 aprile 1859 fine del Granducato: come andarono veramente le cose

a cura di Daniel Moscardi

Il 27 Aprile 1859 segna una data epocale nella storia della Toscana, segnando di fatto la fine di 122 anni di regno della dinastia degli Asburgo-Lorena e, di fatto, la fine del Granducato.

Nel tardo pomeriggio di quel mercoledì dopo Pasqua, infatti, il Granduca Leopoldo e la sua famiglia lasciavano per sempre Firenze in direzione di Bologna e da lì a Vienna con poco più che i vestiti indosso, avendo scelto di abbandonarela Toscanapiuttosto che provocare (improbabili) spargimenti di sangue a causa dei (pochi) tumulti inscenati ad arte dagli agenti piemontesi inviati allo scopo a Firenze.

In realtà tutto quello che accadde fu l’esposizione del tricolore italico alle finestre di alcuni edifici già predisposti in precedenza da chi aveva organizzato la cosa, in modo da far credere al Granduca che la città era tutta dalla parte del Piemonte. Fu una semplice quanto abile operazione di propaganda da parte di poche decine di persone.

La storiografia ufficiale negli anni ci ha propinato la favoletta del tiranno oppressore che fugge inseguito dalla folla ormai pronta alla sollevazione in massa. Altra menzogna fra le tante costruite ad arte per giustificare l’unità d’Italia.

Niente di tutto questo. E’ noto che i fiorentini si tolsero il cappello e salutarono rispettosamente “il babbo” (così veniva chiamato affettuosamente il sovrano dal popolo) mentre percorreva il tragitto che da Palazzo Pitti lo portava verso la via Bolognese. Pochi in realtà sapevano cosa stava accadendo, tranne gli organizzatori dei “tumulti di piazza”, e sicuramente il Granduca stesso pensava, come accadde 11 anni prima, che si trattasse di un esilio temporaneo. Ma così non fu.

Che la dimora dell’ambasciatore piemontese a Firenze, il conte Boncompagni, fosse il “centro direzionale” delle trame eversive era cosa ormai nota da tempo, tant’è che qualcuno, alcuni giorni prima di quel fatidico mercoledì si sentì in dovere di avvertire l’Arciduca Ereditario Ferdinando che qualcosa andava fatto, e presto, onde scongiurare il golpe ormai alle porte.

Ma il povero Ferdinando, dinanzi alla fatale inerzia del padre, aveva le mani legate, e il 27 Aprile è costretto ad assistere, da spettatore inerme, alla completa incapacità del padre di fronte all’incalzare degli eventi, e lo scrive nel suo diario:

“…piansi di rabbia della debolezza di mio Padre, piansi pel Paese, che si troverebbe in balia nuovamente degli esaltati e della canaglia, piansi per la figura ridicola e triste che si faceva tutti.”

E’ recente la scoperta delle memorie di un fidato ufficiale superiore dell’esercito Granducale, il Tenente Colonnello Michele Sardi, presso l’archivio privato di una famiglia fiorentina. Da queste memorie si desume che il fedele colonnello Sardi aveva già pronto un piano per stroncare l’intero gruppo di organizzatori del golpe, anche a costo della propria carriera.

Il piano del Sardi era ambizioso quanto audace: infiltrare una spia nell’edificio di fronte alla casa dell’ambasciatore piemontese a Firenze che al momento opportuno avrebbe dato il segnale per l’irruzione dei gendarmi toscani e il conseguente arresto di tutti i componenti del “comitato dirigente la cospirazione e dove convenivano i principali capi: Ricasoli, Peruzzi, Avvocato Galeotti, eccetera, (la spia in osservazione) poteva facilitare le mie vedute ed informarmi esattamente del momento in cui avrei farli sorprendere da buon numero di Gendarmi, arrestarli tutti, e silenziosamente tradurli a Volterra (cioè nella fortezza, tuttora carcere) e di lì a Portoferraio (…) e questo era un colpo che (…) dovendo ricadere su di me tutta la responsabilità, persuaso che il Granduca, per delicatezza, mi avrebbe forse anche destituito ma, quando era fatto, lo scopo desiderato era raggiunto e tanto bastava!”

Ma il timorato Granduca Leopoldo non assecondò l’audace piano del colonnello Sardi e il resto è storia.

Alla fine, è proprio il caso di dirlo, il principale artefice della fine del Granducato fu il Granduca stesso e la sua più completa incapacità a reagire a quanto stava accadendo. Non lo aiutarono un inetto primo ministro, Giovanni Baldasseroni, che fino all’ultimo fece compagnia al Granduca nel non comprendere quanto veniva preparato sotto i suoi occhi, e il comandante delle truppe granducali, generale Ferrari, che nulla fece per far affezionare le truppe al Granduca.

Rimane il ruolo dell’occulto macchinatore dietro le quinte, e cioè il Cavour. Chi pensasse di trovare quantità di lettere e istruzioni del Camillo Benso al suo agente in Toscana, ovvero l’ambasciatore Boncompagni, rimarrà deluso.

Il Boncompagni, soprattutto nei mesi precedenti l’Aprile 1859, fece un continuo andirivieni tra Firenze e Torino. Lo scopo? Impartire da parte del Cavour il maggior numero di istruzioni orali. Verba volant sed scripta manent, e questo il furbo Cavour lo sapeva bene.

Ma è ormai certo che all’ambasciatore piemontese furono dati ordini anche per un possibile Piano B, ovvero quello da mettere in atto nel caso che il Granduca avesse resistito e avesse scelto di rimanere a Palazzo Pitti.

Era sicuramente pronta una opzione militare che grazie al pacifico Leopoldo non fu messa in atto, e alla fine di quella giornata primaverile i fiorentini poterono andare a cena senza che un solo colpo di fucile o cannone fosse stato sparato in quella che i libri di storia chiameranno poi la “civilissima rivoluzione”.

Le virtù del nuovo senato

Camera dei Lord

Il Senato NON elettivo (e non solo) raggiunge una molteplice finalità :

1) riduzione del numero della casta (da 315 a 100)

2) riduzione dei costi (gettoni di presenza – anzichè sontuose retribuzioni con annessi vitalizi dopo una sola legislatura , abolizione dei privilegi legati alla carica elettiva etc.)

3) essendo non più eletti NEI collegi regionali ma delegati DELLE regioni – il nuovo senato attua pienamente il principio di Territorialità (e infatti esso è una vera Camera delle Autonomie)

4) abolizione del cd. bicameralismo perfetto e incardinamento della rappresentanza popolare in un solo organismo : e cioè nella camera dei Deputati . Trova finalmente attuazione il principio costituzionale , d’ordine generale , a mente del quale la sovranità popolare è “una e indivisibile”

5) abolizione di un residuato storico : il Senato era la Camera Alta i cui membri venivano cooptati dal Re – essendo venuta meno la monarchia che ci azzecca un senato in regime di Repubblica ? mistero !

6) infine , per i nostalgici , faccio osservare che il reminder al senato Romano è fuori luogo : a Roma il senato era comunque l’ UNICA assemblea in cui si incardinava la volontà popolare cioè la volontà dell’aristocrazia (e dei novi homines della classe equestre) – una camera assembleare analoga alla nostra camera dei Deputati , semplicemente non esisteva