Una calamità di nome “regioni”

Italia storica

Le attuali regioni sono una fogna ! Io ridurrei le regioni dalle attuali 20 al numero di 8 : grosso modo come gli antichi e gloriosi Stati Pre-Unitari – (tralasciando i minori tipo Modena e Guastalla ..) – ed eliminando altresì ogni distinzione fra statuti speciali e non .

Le “capitali” macro-regionali sarebbero allora : Torino (sub-capoluoghi : Genova e Aosta) + Milano (sub-capoluogo : Bologna) + Venezia (sub-capoluoghi : Trento , Bolzano , Trieste) + Firenze + Roma + Napoli(sub-capoluoghi : Bari , Potenza , Reggio) + Palermo + Cagliari

E’ utile sottolineare che non si tratta di fare secessioni , nè palesi né occulte : è bene sottolineare (e rassicurare) , che i poteri possono rimanere gli stessi delle attuali regioni ordinarie o a statuto speciale …

Semplicemente si tratta , riducendo il numero delle regioni , di ridurre costi e sprechi e al contempo recuperare una sorta di Identità Storica

Le regioni italiane credo abbiano oramai appalesato la profonda inefficacia a perseguire gli obiettivi istituzionali per i quali esse furono prevedute nella carta costituzionale del 1948 e infine stabilite nel 1970 (salvo quelle speciali , che vennero stabilite prima).

L’inefficacia è dovuta all’incredibile forbice fra i costi , che sono enormi , e i benefici in termini sia materiali sia di “percezione” e partecipazione democratica in capo agli abitanti.

Una identità regionale non esisteva prima e non esiste oggi , dopo più di un quarantennio : l’italiano “sente” innanzi tutto il campanile , cioè il comune , e a seguire la provincia di appartenenza

Ad eccezione di Sardegna e Sicilia , che per la loro specificità insulare potrebbero e anzi sostanzialmente sono due Stati , sia pure non sovrani – tutte le altre , le regioni continentali , sono delle costruzioni giuridiche artificiali (con esclusione della Toscana che ad una spiccata personalità identitaria accompagna una storia statuale di primaria dignità: fu Granducato indipendente per 350 anni !).

Tanto per dirne una : i Lombardi erano gli abitanti delle attuali Lombardia ed Emilia (senza la Romagna papalina).

L’ideologia regionalista fu l’espressione di un compromesso finalizzato a cercare di tenere in qualche modo unito un Paese in sfacelo , dopo la ignominiosa disfatta dell’armistizio e la conseguente tripartizione in zone d’influenza : il cd. Regno del Sud sotto il governo militare alleato che dava ordini al Re rifugiatosi a Brindisi , Roma città aperta , il Nord che si autoliberò dai Tedeschi col fenomeno partigiano , … e non scordiamoci della Sicilia separatista

Gli italiani avevano assaporato , pur nei tragici mesi ad epilogo della guerra , il sapore dell’indipendenza e occorreva trovare in qualche modo una soluzione di compromesso ,per salvare l’assetto unitario , gradito alla grande Finanza e alla grande Industria (oggi diremmo i Poteri Forti) , e da inserire nella nuova carta costituzionale destinata a subentrare allo statuto Albertino : ebbene , tale compromesso furono le regioni

Nella realtà fattuale della loro esistenza le regioni si appalesarono subito , benchè l’apoteosi si realizzasse nell’ultimo ventennio (anche a seguito della celebre “discesa in campo” di chi sappiamo …) , come una formidabile idrovora di denaro pubblico nonché un appetibilissimo approdo per le ambizioni politiche di cacicchi locali , espressione del peggior politicume italico .

Insomma , una duplicazione del governo centrale nella sua forma deteriore

Infine vi segnalo un link ad un illuminante articolo di Michele Ainis ,un bravissimo , forse il migliore costituzionalista e divulgatore sul tema delle architetture istituzionali

http://www.blitzquotidiano.it/rassegna-stampa/regioni-sciagura-michele-ainis-corriere-della-sera-1727526/

I bimbi-minkia a 5 stelle sull’orlo di una crisi di nervi

http://www.huffingtonpost.it/2014/10/11/italia-5-stelle-poca-gente-piazza-indigestione-tartufo-bianco_n_5969354.html?utm_hp_ref=mostpopular

Intanto in rete continua a far discutere l’incredibile gaffe dell’organizzazione. Ieri, al termine dell’intervento di Grillo, sui maxischermi è passata una gigantesca slide: “O noi, o la democrazia”. Un errore, spiegano. Mancava “la fine della”. Ma oggi è un altro giorno.

onoioladem

La Provincia dei Comuni

Provincia dei Comuni

Elezioni Provinciali di secondo grado – 2014 : la Provincia dei Comuni (riforma di Delrio – governo Renzi)

Le elezioni Provinciali indirette ovvero di secondo grado hanno questi due bei pregi :

1) i consiglieri non prendono lo stipendio essendo già retribuiti sulla base dell’incarico (elettivo) di provenienza , cioè come consiglieri comunali -

2) essi , una volta eletti , non rappresentano la cittadinanza provinciale (non essendo da questa eletti) bensì il Comune da cui provengono (nel senso di carica consiliare , non di residenza) : viene esaltato il principio di territorialità !

Peraltro occorre fare questa precisazione : il collegio elettorale è unico (il cd. “listone”) , cioè non vengono riservati seggi a ciascun Comune della Nuova Provincia – e questa , sì , parrebbe una limitazione al principio di territorialità . Ma la spiegazione è semplice : i posti di consigliere provinciale sono sempre in numero assai più piccolo rispetto ai Comuni che formano la Provincia

Art. 18 lo scudo salva-casta & salva-senato.

Casta

Questa specie di coniglio (la polemica sull’art. 18) viene opportunamente tirato fuori dagli apprendisti maghi che non sanno più a che santo votarsi per scongiurare la trasformazione del senato in una Camera delle Autonomie con rappresentanti non eletti ma delegati dai rispettivi consigli Territoriali (consigli regionali)

La pretestuosa polemica sull’articolo 18 (che pare interessi solo la politica e il sindacalesimo più autoreferenziale – ma il cui impatto sociale è assolutamente trascurabile) , serve a creare un fronte antigovernativo PRIMA che si arrivi a votare sulla abolizione del senato : infatti per la nomenklatura politico-sindacale occorre assolutamente dissipare l’odiosa immagine di perseguire i propri interessi salva-cadrega

Fossi in Matteo Renzi , userei questa argomentazione : sì a un referendum sull’articolo 18 , i soldi per il referendum li prendiamo dai risparmi derivanti dalla abolizione del senato (visto che la Camera delle Autonomie non essendo elettiva non pagherà stipendi) . In generale useremo (almeno in parte) i risparmi derivanti dalla abolizione del senato elettivo – promuovendo consultazioni di DEMOCRAZIA DIRETTA sugli argomenti che la stessa pubblica opinione ci indicherà ! -

Dài , Matteo fai fuori il Senato – simbolo di 2500 di potere e oppressione di Roma sul Nord (oooops , ma la Lega lo vuole mantenere !… chissa perchè !)