Argomenti sulla democrazia elettorale

parlamento

Argomenti sula democrazia elettorale -

La democrazia elettorale è la “cifra” per così dire , del giudizio di attribuzione della qualifica di “democratico” riferita ad un assetto politico dato.

Il problema è piuttosto semplice. A prescindere da altri fattori – dei quali il principale è il grado di diffusione di una informazione corretta – ritengo che un sistema elettorale democratico è quello che prevede una elezione basata sui collegi uninominali . Il candidato ci mette la faccia , sale sul palco a presentarsi davanti alla cittadinanza , combatte testa a testa con gli altri candidati competitori , dichiara il suo partito politico di riferimento – senza esserne necessariamente un iscritto !

L’alternativa al collegio uninominale – è il collegio pluri-nominale , che per funzionare necessita di un concorso di Liste (voto di lista) . Il voto di lista si presta ad una infinita serie di possibilità manipolative (dal proporzionale al maggioritario declinato in infinite modalità : soglie , sbarramenti , apparentamenti , preferenze , etc. tutti fattori a loro volta suscettibili di sotto-articolazioni particolari) .

Inoltre il voto di lista esprime una filiera strutturata di potere – e i candidati della lista che , in base al numero dei voti che la lista avrà ottenuto , e alla loro posizione nella graduatoria della lista , risulteranno eletti .. a chi risponderanno secondo voi ?

La differenza fra le due concezioni – voto uninominale e voto di lista , è così profonda che io , per fare chiarezza , utilizzerei due denominazioni diverse in relazione agli eletti :

1) collegio uninominale = rappresentanti (della cittadinaza residente nel circolo Territoriale)

2) collegio plurinominale cioè voto di lista = delegati (dei partiti)

2014 ott. 25 : la casta sindacale manifesta …

Camusso

La grande manifestazione sindacale di ieri 25 ottobre 2014 – l’intervento qui sotto non è mio … ma lo faccio mio perchè , qui e ora , dichiaro di condividerlo in pieno

ll punto interrogativo è d’obbligo, perché in tanti non sanno certe cose. Il Sindacato difende se stesso, e per farlo è pronto a scatenare una guerra contro una riforma socialdemocratica che difende i lavoratori dalle fluttuazioni del mercato i cui cardini essenziali sono l’estensione della disoccupazione a 24 mesi e la sostituzione degli uffici di collocamento, agenzie interinali etc con una unica agenzia nazionale del lavoro gestita direttamente dallo Stato.

Per fare questo, che costa, è però necessario trovare dei soldi tagliando spese e sprechi che il sindacato invece intende difendere a oltranza. Io ho ascoltato Camusso, ho visto la piazza e ho seguito il dibattito di questi giorni.

La spesa pubblica che ogni anno entra direttamente nei bilanci del sindacato è pari a circa 1 miliardo di €uro, senza contare i soldi che entrano indirettamente (per es. la formazione professionale).

Oggi il sindacato non fa il suo mestiere, è solo una macchina mangiasoldi che basa la sua forza prevalentemente su privilegi acquisiti. Se avessero criticato solo la questione relativa all’articolo 18, pur non condividendo le critiche, avrei ritenuto la faccenda comprensibile ed i timori giustificati.

Ma è l’intero impianto del Governo che viene messo in discussione (sgravi Irpef bonus mamme etc) e questo per me è incomprensibile se non per i motivi sopra accennati. Il sindacato deve essere riformato.

Halloween e Ognissanti

halloween-naked

Halloween – anche quest’anno ambienti tradizionalisti più o meno “vetero” alzano lai e lamentazioni variamente assortite avverso la festosa celebrazione di Halloween – che cade il 1 novembre , in coincidenza con la festa cristiana di Ognissanti .

Il fatto è che non si tratta per nulla di una coincidenza … infatti la Chiesa degli esordi ripetè l’operazione già fatta col Natale , fatto cadere il 25 dicembre – cioè lo stesso giorno della antica e pagana festa del Sole Invitto . Per sradicare il paganesimo sembrò buona idea quella di mantenere la data e cambiare l’oggetto del culto

Negli ultimi anni in Italia , sede del Papato , la festa del 1 novembre viene declinata in senso nettamente pagano : Halloween batte Ognissanti 3-0 . Questo manda in bestia i vetero-cristiani . Ai quali giova appunto ricordare che non è colpa dei pagani (o neo-pagani) se la Chiesa fissò e mantenne nei secoli a venire i giorni delle proprie celebrazionei proprio sovrapponendole a quelle di stampo pagano (quando i giorni dell’anno sono , come ben sappiamo , nel considerevole numero di 365…)

Per evitare ulteriori rosicamenti , mi sentirei di suggerire a papa Francesco (che stimo e ammiro) di spostare la festa di Ognissanti a data diversa dal 1 novembre …

Una calamità di nome “regioni”

Italia storica

Le attuali regioni sono una fogna ! Io ridurrei le regioni dalle attuali 20 al numero di 8 : grosso modo come gli antichi e gloriosi Stati Pre-Unitari – (tralasciando i minori tipo Modena e Guastalla ..) – ed eliminando altresì ogni distinzione fra statuti speciali e non .

Le “capitali” macro-regionali sarebbero allora : Torino (sub-capoluoghi : Genova e Aosta) + Milano (sub-capoluogo : Bologna) + Venezia (sub-capoluoghi : Trento , Bolzano , Trieste) + Firenze + Roma + Napoli(sub-capoluoghi : Bari , Potenza , Reggio) + Palermo + Cagliari

E’ utile sottolineare che non si tratta di fare secessioni , nè palesi né occulte : è bene sottolineare (e rassicurare) , che i poteri possono rimanere gli stessi delle attuali regioni ordinarie o a statuto speciale …

Semplicemente si tratta , riducendo il numero delle regioni , di ridurre costi e sprechi e al contempo recuperare una sorta di Identità Storica

Le regioni italiane credo abbiano oramai appalesato la profonda inefficacia a perseguire gli obiettivi istituzionali per i quali esse furono prevedute nella carta costituzionale del 1948 e infine stabilite nel 1970 (salvo quelle speciali , che vennero stabilite prima).

L’inefficacia è dovuta all’incredibile forbice fra i costi , che sono enormi , e i benefici in termini sia materiali sia di “percezione” e partecipazione democratica in capo agli abitanti.

Una identità regionale non esisteva prima e non esiste oggi , dopo più di un quarantennio : l’italiano “sente” innanzi tutto il campanile , cioè il comune , e a seguire la provincia di appartenenza

Ad eccezione di Sardegna e Sicilia , che per la loro specificità insulare potrebbero e anzi sostanzialmente sono due Stati , sia pure non sovrani – tutte le altre , le regioni continentali , sono delle costruzioni giuridiche artificiali (con esclusione della Toscana che ad una spiccata personalità identitaria accompagna una storia statuale di primaria dignità: fu Granducato indipendente per 350 anni !).

Tanto per dirne una : i Lombardi erano gli abitanti delle attuali Lombardia ed Emilia (senza la Romagna papalina).

L’ideologia regionalista fu l’espressione di un compromesso finalizzato a cercare di tenere in qualche modo unito un Paese in sfacelo , dopo la ignominiosa disfatta dell’armistizio e la conseguente tripartizione in zone d’influenza : il cd. Regno del Sud sotto il governo militare alleato che dava ordini al Re rifugiatosi a Brindisi , Roma città aperta , il Nord che si autoliberò dai Tedeschi col fenomeno partigiano , … e non scordiamoci della Sicilia separatista

Gli italiani avevano assaporato , pur nei tragici mesi ad epilogo della guerra , il sapore dell’indipendenza e occorreva trovare in qualche modo una soluzione di compromesso ,per salvare l’assetto unitario , gradito alla grande Finanza e alla grande Industria (oggi diremmo i Poteri Forti) , e da inserire nella nuova carta costituzionale destinata a subentrare allo statuto Albertino : ebbene , tale compromesso furono le regioni

Nella realtà fattuale della loro esistenza le regioni si appalesarono subito , benchè l’apoteosi si realizzasse nell’ultimo ventennio (anche a seguito della celebre “discesa in campo” di chi sappiamo …) , come una formidabile idrovora di denaro pubblico nonché un appetibilissimo approdo per le ambizioni politiche di cacicchi locali , espressione del peggior politicume italico .

Insomma , una duplicazione del governo centrale nella sua forma deteriore

Infine vi segnalo un link ad un illuminante articolo di Michele Ainis ,un bravissimo , forse il migliore costituzionalista e divulgatore sul tema delle architetture istituzionali

http://www.blitzquotidiano.it/rassegna-stampa/regioni-sciagura-michele-ainis-corriere-della-sera-1727526/

I bimbi-minkia a 5 stelle sull’orlo di una crisi di nervi

http://www.huffingtonpost.it/2014/10/11/italia-5-stelle-poca-gente-piazza-indigestione-tartufo-bianco_n_5969354.html?utm_hp_ref=mostpopular

Intanto in rete continua a far discutere l’incredibile gaffe dell’organizzazione. Ieri, al termine dell’intervento di Grillo, sui maxischermi è passata una gigantesca slide: “O noi, o la democrazia”. Un errore, spiegano. Mancava “la fine della”. Ma oggi è un altro giorno.

onoioladem